Covid-19: contributi economici erogati dal Comune ad attività d’imprese


28 SETT 2021 Il Fisco chiarisce il trattamento fiscale dei contributi economici erogati una tantum dal Comune in favore di talune attività di impresa del proprio territorio, soggette a chiusura durante l’emergenza sanitaria determinata da COVID- 19 (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 28 settembre 2021, n. 629)

Il “decreto Ristori” ha previsto che «I contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza, da chiunque erogati e indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione, spettanti a soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e non rilevano ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917». (art. 10-bis, Dl 34/2020).
Con tale disposizione il legislatore ha riconosciuto ai contributi di « qualsiasi natura» erogati in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19 «da chiunque» e «indipendentemente dalle modalità di fruizione», ai soggetti esercenti attività di impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi, la non concorrenza a tassazione in considerazione della finalità dell’aiuto economico di contrastare gli effetti negativi conseguenti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Nel caso esaminato dal Fisco, il Comune istante dichiara di voler erogare sovvenzioni una tantum ad attività economiche con sede operativa nel territorio comunale che abbiano subito gli effetti della chiusura o sospensione a cuasa dell’emergenza Covid-19.
Pertanto, in applicazione del decreto Ristori, le sovvenzioni una tantum di cui trattasi non sono da assoggettare alla ritenuta a titolo di acconto.
Si precisa che, nel caso in esame, tale regime di esenzione è da riconoscersi nel presupposto che tali forme di sostegno economico siano «diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza».